Come definire la competizione a capire se può essere positiva o negativa psicologia

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La competizione ha tanti risvolti ma vediamo in quali ambiti essa può trasformarsi in qualcosa di negativo..

Molte volte ci troviamo ad affrontare dei percorsi che portano a dei traguardi. O semplicemente siamo immersi in un ambiente scolastico o lavorativo dove ci confrontiamo con tante altre persone. In questo articolo affrontiamo il tema della competizione. Come può essere considerata? La competizione è positiva o negativa? Possiamo guardare la domanda da diversi punti di vista. A seconda del contesto noi possiamo dare delle diverse risposte. In ambito sportivo agonistico per esempio la competizione è la base, si fa di proposito competizione e si vince o si perde. Ma in altri ambiti come per esempio quello scolastico? Ha senso competere? Ha senso che i compagni di classe che dovrebbero stringere amicizia tra loro giocano a superare gli altri?

A scuola la competizione non sempre dà i suoi buoni frutti, ci vuole maggiore solidarietà e comprensione

In senso generale competere non sempre dà i suoi buoni frutti. Dobbiamo considerare che le persone viaggiano, apprendono e avanzano secondo i propri tempi. A scuola gli studenti hanno delle capacità da dispiegare e hanno bisogno di tempo per comprendere le materie scolastiche. Ci sono studenti che arrivano prima all’obiettivo e altri che hanno bisogno di più riflessione e incoraggiamento. Così è positivo che a scuola ci sia un ambiente competitivo? In questo contesto da pedagogista direi di no. Non è positivo che a scuola si crei competizione tra i compagni, anche perché data l’età è molto più importante spingere gli studenti a stringere rapporti umani. Gli insegnanti dovrebbero trasmettere valori diversi e più importanti. Per esempio il valore della solidarietà, della comprensione, dell’amicizia.

Sarebbe più utile promuovere l’amicizia e il supporto reciproco tra i giovani della scuola dell’obbligo

L’età della scuola dell’obbligo è un’età delicata e già difficile di per sé. Se i giovani vengono immersi in un ambiente competitivo soprattutto poco sano questo non facilita l’apprendimento e l’instaurarsi di relazioni. Una celebre frase di saggezza orientale recita così: “il fiore per crescere non compete con il fiore accanto, ma semplicemente fiorisce”. A tutti i giovani deve essere dato il giusto tempo e il giusto spazio per apprendere. Mettere in competizione i giovani non è un buon esercizio perché soprattutto può provocare ansia e frustrazione. Più che la competizione è importante che tra le persone ci sia solidarietà, questo è molto più produttivo.

Le differenza tra una società individualista e una società collettivista, ovvero tra Occidente e Oriente

Il nostro mondo Occidentale è fatto di una società individualista, dove l’individuo da solo deve andare avanti e superare tutti gli ostacoli della vita. In Occidente viene dato peso alla prestazione, alla competizione, all’avanzamento di carriera, al raggiungimento continuo di obiettivi. Non a caso in Occidente abbiamo tantissimi casi di individui sofferenti di ansia e depressione, proprio perché ci si trova sempre difronte tanti ostacoli e tante prove da affrontare, quasi sempre in solitudine. Diversamente accade in Oriente dove la società è di tipo collettivista e viene dato maggiore peso alla collettività, all’amicizia, all’aiuto reciproco. Così l’individuo si trova meno solo e può contare sull’aiuto degli altri.

Sono troppi i casi di persone che soffrono di ansia e depressione, bisognerebbe spronare maggiormente al supporto e all’aiuto reciproco

Se si pensasse maggiormente ad aiutare non soltanto se stessi ma anche il prossimo, sicuramente ci sarebbero molti meno casi di persone che soffrono e si trovano da sole ad affrontare la vita. La competizione non sempre è un bene. Se da una parte può spronare l’individuo creando un’ansia costruttiva, d’altra parte l’ansia può trasformarsi in qualcosa di estremamente distruttivo e difficile da superare. Così a partire dagli ambienti scolastici ma anche da quelli lavorativi bisognerebbe incoraggiare all’aiuto e al supporto reciproco. Appoggiare emotivamente l’altro è già un grande passo. Contrariamente a voler sorpassare il prossimo bisognerebbe invece sostenerlo e supportarlo.

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