La natura secondo il filosofo Schelling la sua visione dei fenomeni naturali

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La rivalutazione della natura di Schelling

Schelling prende le mosse da Fichte nel sostenere che il principio di libertà sta alla base di ogni filosofia : “la vera filosofia si può iniziare soltanto con azioni libere”. Si distacca però da Fichte nel sostenere che la natura è dotata di una vera realtà. La natura come non-io, come strumento dell’io infinito per realizzare se stesso, è per Schelling una finzione inconsistente, annullata dall’io infinito. Schelling tuttavia non intende ritornare alla posizione del noumeno Kantiano, vuole bensì estendere il concetto di libertà alla comprensione della realtà naturale.

Schelling osserva che l’oggetto è sì privo di coscienza finita, ma che non è privo di attività. E’ sufficiente guardare ” il continuo e sicuro procedere della natura verso l’organizzazione” per vedere in essa un’unione di soggetto e di oggetto. Nella natura, infatti, “è lo spirito che piano piano dà la propria impronta alla natura morta”. E sia le forme inferiori che quelle superiori sembrano obbedire all’impulso di operare “secondo un medesimo ideale finalistico”.

La filosofia della natura di Schelling

La natura possiede dunque un suo autonomo valore; essa è un’attività spirituale inconscia, come “uno spirito gigante pietrificato nei suoi sensi”. E’ incondizionata e infinita come l’assoluto; è infinita attività creatrice e le sue produzioni sono gli esseri finiti. Gli esseri finiti sono punti di arresto all’incessante attività produttrice della natura.

“Gli inerti e inconsci prodotti della natura non sono che tentativi falliti della natura di riflettere se stessa, e la cosiddetta natura morta non è altro in generale che un’intelligenza immatura; perciò nei suoi fenomeni già traluce, ancora inconscio, il carattere intelligente”.

La filosofia della natura non si limita a studiare i processi naturali, ma studia l’attività assoluta che è fondamento di tali processi.

La finalità interiore della natura

“Il fine supremo che è quello di diventare interamente oggetto a se stessa, la natura lo attinge soltanto con la suprema e ultima riflessione, che non è altro se non l’uomo, o più generalmente, ciò che noi chiamiamo ragione, per mezzo di cui la natura ritorna per la prima volta completamente in se stessa, e diventa manifesto che la natura è originariamente identica a ciò che in noi viene riconosciuto come principio intelligente e cosciente”..

Col passaggio graduale, perciò, dall’inorganico all’organico, dalle primordiali forme di esistenza fino all’uomo, la natura si espande come oggettivazione dell’assoluto, acquista coscienza e diventa spirito. Quindi, l’assoluto studiato come oggetto, porta infallibilmente alla coscienza, cioè all’assoluto considerato come soggetto: è questo il momento della filosofia trascendentale.

La polarità nei fenomeni naturali

Schelling si oppone alla visione meccanicistica della natura, che esclude qualsiasi considerazione idealistica. Egli ritiene che si debbano prendere in considerazione, come proprietà generale, i rapporti di forze, e afferma che nello sviluppo fisico le forze originarie sono l’attrazione e la repulsione, intese rispettivamente come forza espansiva e forza limitante.

Ogni fenomeno della natura è la sintesi di queste due tendenze opposte, che si trovano in equilibrio provvisorio. I punti di arresto da cui scaturiscono gli esseri finiti sono causati dalla limitazione alla forza di espansione.

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