Come la teoria di Ebbinghaus sulla memoria può ispirarti

5/5 - (3 votes)

Come la teoria di Ebbinghaus sulla memoria può ispirarti

La teoria della memoria di Ebbinghaus

Ebbinghaus (Barmen 1850 – Halle 1909), insegna in varie università (tra le quali quella di Berlino) ed oggi è riconosciuto come un pioniere nel campo della psicologia sperimentale sull’associazione e l’apprendimento.

Ebbinghaus si occupa soprattutto dello studio della memoria e, in particolare, della facilitazione del ricordo attraverso la ripetizione delle informazioni da memorizzare.

Per i suoi esperimenti utilizza liste di sillabe, prive di significato, di sua invenzione. Formula, inoltre, un metodo per la misurazione dell’intelligenza dei bambini. Formula, infine, quello che oggi è conosciuto con il nome di “Modello Associativo” di H. Ebbinghaus; egli basandosi su esperimenti con materiale verbale come sillabe senza senso, riesce a dimostrare che in realtà ad essere memorizzate, più che i singoli termini, sono le sequenze ordinate di termini appartenenti ad una serie;

questo fenomeno è definito “contiguità temporale”. Sempre ad Ebbinghaus si devono altri studi sulla memoria che poi hanno portato alla nascita dell’approccio descritto in questo lavoro, l’approccio Hip, dell’elaborazione umana delle informazioni.

I processi di elaborazione compiuti dai soggetti vengono studiati soprattutto attraverso i tempi di reazione ed esecuzione di vari compiti. Prende corpo in modo sempre più decisivo la metafora dell’uomo come calcolatore (cervello e mente come hardware e software)[1].

Questa fase rappresenta la nascita del cognitivismo di prima generazione che negli anni Sessanta-Settanta ha considerato l’uomo ed i suoi processi cognitivi attraverso la metafora dell’elaboratore di informazioni (il computer), ovvero come un “puro e semplice” sistema di elaborazione di simboli.

L’impatto dell’approccio HIP sugli studi sull’apprendimento è stato di notevole importanza, modificando radicalmente la maniera di considerare e studiare l’argomento, producendo un’elevata quantità di modelli e dati concreti, che hanno portato ad alcune applicazioni (ad esempio nel campo dell’apprendimento di lettura, scrittura, calcolo, linguaggio) di grande successo.

Il modello del calcolatore e la memoria

 L’approccio dell’elaborazione dell’informazione si propone, in particolare, di analizzare il modo in cui le persone acquisiscono conoscenze ed abilità, partendo dall’assunzione che le operazioni mentali possono essere sezionate entro componenti che si succedono secondo una sequenza di fasi.

Il modello che dal punto di vista strutturale e funzionale meglio risponde a tale obiettivo è quello fornito dal calcolatore[2].

Un calcolatore è un sistema di elaborazione dell’informazione costituito da una memoria, che contiene delle strutture di simboli, da un centro di elaborazione e da un meccanismo che regola sia l’ingresso delle informazioni nel sistema di elaborazione (input) sia l’uscita, una volta che esse abbiano subito le modificazioni previste dal programma (output).

Il parallelo tra uomo e calcolatore, che si fonda sull’assunto in base al quale in ambedue i casi si tratta di sistemi di elaborazione dell’informazione, anche se con caratteristiche fisiche diverse, apre per la psicologia di matrice cognitiva delle interessanti prospettive sia teorico-concettuali sia sperimentali.

Per alcuni autori l’analogia va intesa in senso forte: il programma, ossia la serie di istruzioni che vengono proposte per trattare l’informazione e per rendere conto delle sue trasformazioni nelle varie fasi di selezione, immagazzinamento, integrazione ed emissione della risposta, può essere tradotto in un modello di processo vero e proprio, riguardante quel complesso sistema di elaborazione che chiamiamo uomo.

In questo modo dovrebbe diventare possibile fare delle previsioni riguardo le prestazioni dei soggetti, il modo in cui si realizzano quando sono impegnati in compiti di memoria, di comprensione del linguaggio, di presa di decisioni, di emissioni di giudizi ecc.

[1]C. FALIVA, Tra normalità e rischio. Manuale di psicologia dello sviluppo e dell’adolescenza,Maggioli, Sant’Arcangelo di Romagna 2001, p 45.

[2]L.ARCURI, L. CASTELLI, La cognizione sociale. Strutture e processi di rappresentazione. Laterza, Bari 2015, p 13.

Praticare sport fa bene al corpo, al cervello e alla memoria

L’approccio dell’elaborazione dell’informazione in psicologia

Di cosa si occupa la neuropsicologia

COME studiare al MEGLIO all’università: 3 consigli4

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.