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Significato e importanza delle emozioni

Il significato e l’importanza delle emozioni si possono comprendere se riflettiamo su quanto esse siano presenti in tutte le circostanze di vita, fin dall’infanzia.

Le emozioni assumono particolare importanza e significato se consideriamo che sono una componente fondamentale del nostro sentire, influenzando la percezione di noi stessi e del mondo esterno. Secondo gli studi attuali, l’emozione non rappresenta un’esperienza disorganizzata o negativa che ha una base esclusivamente biologica. L’emozione è, piuttosto, un’esperienza complessa con un’importante funzione di organizzazione cognitiva e affettiva, che media i rapporti tra l’organismo e l’ambiente.

Come può essere definita un’emozione?

L’emozione può essere definita come un allontanamento dallo stato di quiete a cui si accompagna un impulso all’azione. Può scatenare delle reazioni fisiologiche interne, a cui si accompagnano delle risposte emotive (gioia, rabbia, stupore, paura etc.).

Alle modificazioni a livello emotivo si accompagna una dimensione cognitiva, capace di mediare il rapporto con l’ambiente. Il significato delle emozioni, quindi, può variare a seconda del soggetto, del contesto, in base al sentire individuale. La persona può stabilire, infatti, se l’evento emotigeno è qualcosa di nuovo, di doloroso, di piacevole etc.

La valutazione cognitiva e la motivazione

La valutazione cognitiva consente di dare significato alle emozioni e guida l’individuo a far fronte all’evento che ha scatenato l’emozione. E’ l’individuo, quindi, che può decidere se un evento gli provoca gioia, rabbia, stupore, fastidio etc. Alle emozioni si accompagna, infatti, una dimensione motivazionale che orienta all’azione. La motivazione modifica il comportamento, in funzione dei desideri e degli scopi.

Le emozioni non sono facili da inibire e non è facile nascondere uno stato emotivo, soprattutto quando colpisce l’individuo all’improvviso. E’ difficile nascondere o controllare la rabbia, oppure la tristezza, soprattutto perchè esprimiamo tutto attraverso il nostro viso e il nostro corpo. Il significato delle emozioni può venire espresso dai movimenti facciali, che solo in parte vengono determinati dalla cultura. Le espressioni facciali, infatti, sono essenzialmente universali e sono un canale privilegiato, ma non sono da sottovalutare altre manifestazioni non verbali. Ad esempio, i movimenti del corpo , la postura, il tono della voce etc. dicono molto sulle nostre emozioni.

 

Le emozioni non sono casuali

Le emozioni non si presentano mai casualmente o senza ragione, ma sono sempre collegate ad un evento interno o esterno a noi. Riusciamo a provare, ad esempio, tristezza e gioia, in conseguenza ad alcune condizioni generate dagli eventi o dalle persone. Il contatto con gli altri e le relazioni interpersonali ci permettono di sentire e sperimentare le emozioni. E’ fondamentale, fin dai primi mesi di vita, instaurare relazioni sociali con chi ci sta accanto e interagire con gli altri.  Esiste, inoltre, un importante valore situazionale legato alle emozioni; esse, infatti, assumono significati specifici, in rapporto all’esperienza soggettiva e intersoggettiva.

Gli studi di Plutchik

Lo studioso delle emozioni Plutchik (1983) ha illustrato la catena dei principali eventi connessi all’emozione. La catena inizia con la percezione di uno stimolo, segue una valutazione cognitiva dello stimolo, un’esperienza soggettiva o “sentimento” e termina con un impulso all’azione e un comportamento manifesto.

L’esperienza emotiva ha un’importanza fondamentale nel corso dello sviluppo e il significato delle emozioni riveste un’importanza fondamentale nell’organizzazione delle relazioni affettive.

Lo sviluppo del sorriso sociale e della gioia

Lo sviluppo del sorriso sociale avviene rapidamente. Nel piccolo di tre mesi si affermano già reazioni emotive puntuali e in questa fase il bambino indirizza il suo sorriso verso l’oggetto o la persona con cui entra in contatto. Questa risposta indica un’emozione di piacere.

Lo sviluppo della paura, delusione e rabbia

Intorno ai quattro mesi di vita, le reazioni di disagio si differenziano in disappunto e sorpresa, connessi a stimoli specifici che possono spaventare o intimorire. Queste risposte, intorno ai sei mesi, si trasformano in emozioni più chiaramente evidenti di paura.

Verso i dodici mesi, si presentano le prime manifestazioni di disagio connesse a delusione e insoddisfazione. Ad esempio, quando viene sottratto al piccolo un oggetto che stringe tra le mani, oppure quando si interrompe l’alimentazione, si possono presentare manifestazioni di frustrazione o rabbia.

Le emozioni, quindi, nascono fin dai primi mesi di vita e, inizialmente, sono legate a reazioni fisiologiche. Queste prime reazioni non si dimenticano e non si annullano del tutto, ma possono riemergere in situazioni di forte stress o di fronte a particolari condizioni.

E’ importante, dunque, che il bambino non sperimenti eccessive emozioni di rabbia e di frustrazione, perchè queste possono rimanere impresse nella mente e ripresentarsi nella vita futura. Un corretto sviluppo emotivo durante l’infanzia ha, quindi, un’importanza fondamentale durante tutto l’arco della vita.

 

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https://it.wikipedia.org/wiki/Emozione

Pubblicato da Silvana Santospirito

Amante della scrittura e della psicologia; animalista che crede fortemente nei diritti di tutti gli esseri viventi; amante anche della musica, in particolare del pianoforte. Laureata in scienze dell'educazione e della formazione e laureanda in scienze pedagogiche. Spero di trasmettere positività e buon umore attraverso gli articoli di questo blog.