Le più famose teorie sulle [emozioni]

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Le più famose TEORIE sulle EMOZIONI

Che valore hanno le emozioni per noi

Le emozioni sono il nostro nutrimento, sono le sensazioni e le esperienze su cui basiamo la nostra esistenza. Studiarle e comprenderle è un modo affascinante per addentrarsi nel mondo della psicologia. Inoltre, una vita senza emozioni è impossibile, positive o negative che siano. Questo ci fa capire quanto siano importanti e quanto può essere utile studiarle.

Sono tanti gli psicologi che hanno cercato di dare una spiegazione ai nostri stati emotivi e sono tante le teorie che ne sono venute fuori. Questo delle emozioni è sempre stato un argomento basilare su cui fondare le teorie sul comportamento e sulle cause di molti disturbi emotivi. Sono proprio emozioni negative che stanno alla base di vissuti emotivi dolorosi.

L’emozione è quindi al centro del nostro essere, riempie la nostra anima e muove la nostra vita nelle varie direzioni che scegliamo di prendere. Tantissime scelte possono partire dalle emozioni che sono proprio il motore della nostra esistenza. Le emozioni positive stanno alla base di vite serene e ricche sotto tanti punti di vista.

Quando sperimentiamo un’emozione positiva e un vissuto emotivo sereno sembra tutto più facile intorno a noi e troviamo più facilmente le risposte ai nostri interrogativi e la nostra esistenza si incanalerà verso giuste direzioni. Se siamo positivi attiriamo energie simili che ci raggiungono senza un nostro eccessivo sforzo.

Abbiamo bisogno di esperire la nostra emotività altrimenti la nostra vita risulterà arida e povera, senza motivazioni e senza quella carica emotiva che ci aiuta ad andare avanti anche nelle situazioni più complicate. Una base di positività e di emozioni adeguate ci aiutano a trovare la strada giusta per noi e a stare bene con chi ci sta accanto.

Le emozioni sono sempre state studiate a fondo dagli psicologi, i quali hanno sempre assunto diverse posizioni sulle loro origini e le loro funzioni.

La teoria di William James

Nel 1884 William James propose una teoria periferica o “viscerale” secondo cui, per esempio, noi “non piangiamo perché siamo tristi ma l’esatto contrario”, ovvero “noi siamo tristi perché piangiamo”.

In questo caso e secondo questa teoria è l’evento emotivo a provocare cambiamenti a livello viscerale e neurovegetativo. Questi cambiamenti vengono interpretati dalla persona come un’esperienza emotiva.

James quindi parte prima dall’evento per arrivare poi all’esperienza emotiva. Da questo evento si attiva una risposta fisiologica, ovvero un’attivazione (arousal), senza la quale non sarebbe neanche possibile esperire un’emozione.

Questa teoria fu molto criticata, soprattutto dallo psicologo Cannon. Secondo Cannon i visceri sono troppo poco sensibili e quindi impossibile per essi attivare una riposta emotiva che provoca un’emozione.

Un’ipotesi molto accreditata è l’ipotesi del feedback facciale che sottolinea un rapporto diretto tra le espressioni facciali e il sentire emotivo. Secondo questa ipotesi se noi abbozziamo sul nostro viso un sorriso, di conseguenza arriverà un’informazione al nostro cervello, in questo caso di benessere e felicità.

Se invece assumiamo un’espressione facciale di tristezza l’informazione che arriverà al nostro cervello sarà quella di un dispiacere, un malessere. Altre ipotesi riguardano la respirazione; ovvero, quando abbiamo una respirazione regolare e profonda accade un raffreddamento dell’ipotalamo. Questo raffreddamento è collegato con emozioni positive. Viceversa, quando la respirazione è corta, irregolare si alza la temperatura ipotalamica e si esperiscono emozioni negative e di malessere.

Altri studiosi ritengono che le emozioni non possono prescindere dalla valutazione cognitiva della situazione. Quindi, di fronte ad una situazione difficile o una circostanza a noi sconosciuta noi facciamo una valutazione cognitiva. Se questa valutazione cognitiva risulta essere negativa e di dispiacere allora anche l’emozione che si presenterà sarà un’emozione spiacevole.

Secondo lo psicologo Schachter all’attivazione fisiologica va sempre collegata una componente psicologica. Si parte, secondo questa teoria, da una componente di natura psicologica per arrivare alla risposta fisiologica. Tra questi due fattori, quindi, deve esserci una connessione altrimenti sarebbe impossibile spiegare l’esperienza delle emozioni.

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Pubblicato da Silvana Santospirito

Amante della scrittura e della psicologia; animalista che crede fortemente nei diritti di tutti gli esseri viventi; amante anche della musica, in particolare del pianoforte. Laureata in scienze dell'educazione e della formazione e laureanda in scienze pedagogiche. Spero di trasmettere positività e buon umore attraverso gli articoli di questo blog.