La sindrome del narcisismo postmoderno

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La sindrome del narcisismo si manifesta con un’esperienza pluridimensionale di vuoto interiore. Molti studiosi dei mutamenti culturali nell’era del narcisismo sono d’accordo nell’individuare l’effetto più significativo della sindrome narcisista nell’esperienza di un vuoto interiore.

Il vuoto interiore del narcisista presenta tre caratteristiche: è ambivalente, è radicale e ha subito una metamorfosi durante la transizione dal periodo iniziale del narcisismo, risalente agli anni Settanta del secolo scorso. Il vuoto del narcisista si origina da un contesto culturale caratterizzato come sappiamo dalla chiusura al mondo, al futuro e al passato e da un abbassamento dei livelli di aspirazione e di aspettativa.

Il narcisismo primario infantile viene identificato come un narcisismo per così dire sano e necessario allo sviluppo della personalità. Ma quando questa forma non viene superata l’uomo può cadere in un vissuto drammatico poiché si concentra sul proprio corpo perché innamorato e ossessionato della propria immagine. Questa è la nuova teoria psicoanalitica che ha in parte contribuito a ridisegnare questa immagine.

Secondo la teoria Freudiana il riapparire del narcisismo in età adulta sta a indicare una regressione della personalità, ed ecco la seconda forma di narcisismo, quella definita come patologica. Questo accade anche a quei soggetti che ritirano qualsiasi forma di interesse verso l’esterno riversandolo su loro stessi, rifiutando le persone e la realtà.

In questi casi è l’ES ad avere la meglio sull’IO. Ciò che le persone narcisistiche hanno in comune in tutte le loro manifestazioni è un senso tutto interiore, che può diventare terrore, inadeguatezza, vergogna, debolezza, inferiorità ma anche sfruttamento ed evasione. I loro comportamenti compensatori possono essere molto diversi, ma rivelano preoccupazioni e bisogni simili.

Spesso il narcisista postmoderno si deresponsabilizza per fare in modo che qualcun altro agisca al suo posto. Il tema della responsabilità è una dimensione di fondamentale importanza per caratterizzare in modo evidente la figura del narcisista. Ogni narcisista vorrebbe delegare quanto più gli è possibile, pensando che le cose debbano accadere senza fare nessuno sforzo.

Secondo lo psichiatra di orientamento spirituale M. Scott Peck, la capacità di esercitare in modo disciplinato la responsabilità costituisce un fondamentale criterio diagnostico che differenzia i nevrotici da coloro che hanno un disturbo di personalità narcisistico. Mentre i primi tendono ad assumersi la responsabilità delle proprie difficoltà, dei propri problemi e degli altri, i secondi non si considerano la fonte dei propri problemi ma accusano il mondo e gli altri di procurargli continue sofferenze.

Il narcisista non riesce mai ad essere soddisfatto di quello che possiede perché il suo è un catapultarsi con avidità sempre altrove. Il suo demone interiore è un vuoto disperante. L’odio e la competizione si insinuano per cercare di colmare l’angoscia di questo vuoto quasi incolmabile.

Quello che accomuna le persone narcisiste è la mancanza di empatia che provoca un’assenza dell’altro. La persona così si isola nel suo mondo interiore e in questo modo nasce in essa un bisogno, un desiderio, una ricerca di un nutrimento soddisfacente. L’impossibilità di gratificazione provoca la rabbia narcisistica ma se vengono messi in atto comportamenti organizzati al raggiungimento di un nutrimento soddisfacente la persona può ottenere una gratificazione. Grazia al nutrimento e alla gratificazione vi è l’assenza di colpa e pentimento.

Un altro aspetto psicopatologico della personalità narcisistica è la tendenza a proiettare sugli altri le immagini inaccettabili del sé. Questo è un processo che avviene in tutti noi, ma nel narcisista assume una forma più marcata che balza facilmente agli occhi. I difetti che si vedono negli altri sono collegati con qualcosa che è dentro il narcisista, con un pezzo della sua personalità che tende a mettere addosso a chi lo circonda. Questo è un classico meccanismo di difesa per non guardare a se stessi e per riversare la responsabilità sugli altri.

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