Charles Darwin la teoria delle emozioni

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Charles Darwin la teoria delle emozioni

Prima di arrivare alle neuroscienze per spiegare cosa fosse un’emozione si faceva riferimento alle teorie di Charles Darwin. In particolare ci si riferiva alla teoria “innatista”. Questa teoria è contenuta nell’opera “Le espressioni delle emozioni nell’uomo” (1872).

Secondo la teoria di Darwin le emozioni danno luogo a comportamenti che aiutano l’uomo; in particolare lo aiutano ad adattarsi e a sopravvivere nell’ambiente in cui si trovano. Inoltre gli stati emotivi vengono conservati all’interno del sistema nervoso e vengono trasmessi all’interno della specie nel corso dell’evoluzione umana. Sulla base di questa teoria di Charles Darwin negli anni Sessanta Silvan Tomkins ha teorizzato un gruppo di emozioni primarie e di base (gioia, rabbia, disgusto, tristezza, vergogna, sorpresa ecc.) che sono comuni a tutte le etnie e le razze sulla Terra.

Secondo Darwin e anche secondo molte teorie della psicologia attuale le emozioni hanno un ruolo adattivo nel corso della filogenesi, ovvero nel corso dell’evoluzione umana. Per fare un esempio pratico, la paura è un emozione comune a tutti gli uomini. L’emozione della paura è molto importante per la sopravvivenza. Infatti, le nostre risposte ad uno stimolo che ci incute paura sono: immobilizzarci, scappare o attaccare. Questi comportamenti ci permettono di difenderci dalle situazioni pericolose. Anche la tristezza ha un compito adattivo. Se noi subiamo, per esempio, una perdita importante siamo portati a ritirarci per un periodo per ristabilire l’equilibrio psichico perduto.

Anche a livello del singolo individuo e non soltanto filogenetico le emozioni hanno uno scopo adattivo. Infatti, basti pensare che un neonato si conquista la sopravvivenza attraverso comportamenti emotivi particolari. Per esempio, per attirare l’attenzione il neonato piange. Attraverso il pianto il neonato attira l’attenzione del genitore che si accorge dei suoi bisogno fisiologici. Quindi, le emozioni sono assolutamente utili e indispensabili per permetterci la sopravvivenza fin da quando siamo neonati.

Un aspetto importante delle emozioni in psicopatologia è che in alcuni particolari casi esse possono essere troppo forti e crearci uno squilibrio psico-fisico. Quando, per esempio, la tristezza è eccessiva si può andare incontro ad un disturbo che purtroppo ai giorni di oggi è molto diffuso; si tratta del disturbo depressivo. Per fare un approfondimento sul disturbo depressivo si rimanda al seguente articolo Fattori di rischio di ansia e depressione: guida avanzata

La tristezza, infatti, può diventare un vero e proprio disturbo che richiede particolare attenzione da parte dei familiari e dei medici curanti. In questo caso l’emozione della tristezza sovrasta il soggetto depresso che non sa più come uscirne fuori. A questo punto può sorgere la domanda “anche in questo caso la tristezza è adattiva?”. Sicuramente possiamo affermare che quando diventa eccessiva non si tratta più di salute e si può parlare di una sorta di malattia che colpisce e rende disfunzionali. Quando la persona non è più in grado di svolgere i compiti e i doveri della vita quotidiana allora ha bisogno di aiuto. Anche Charles Darwin parlò nei suoi scritti di depressione e ne diede diverse definizioni e descrizioni. Per esempio, parlò di “accessi” scatenati da momenti di eccitazione, di agitazione che produceva “palpitazioni del cuore”, di affaticamenti che provocavano disturbi alla testa ecc.

Per approfondire quest’ultimo punto, ovvero se Charles Darwin riteneva che la depressione fosse un’emozione adattiva, si rimanda alla lettura del seguente libro che può essere acquistato direttamente dal link indicato sulla piattaforma Amazon:

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Silvana Santospirito

Pedagogista, educatrice professionale. Appassionata di cultura generale e aggiornamento. Scrivo per pensare e penso per scrivere, così vengono fuori i miei articoli. La scrittura è espressione dell'anima. Esprimersi sempre, reprimersi mai.

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