C. G. Jung e la teoria dei tipi psicologici

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C. G. Jung e la teoria dei tipi psicologici

C.G. Jung e il distacco dalla teoria di Freud

Lo psicoanalista C.G. Jung (1875-1961) con il suo libro “Trasformazioni e simboli della libido” (1912) si distacca dalla teoria psicoanalitica di Freud poiché non condivide la nozione di libido di Freud, ovvero la riduzione di ogni fenomeno psichico alla sessualità. Così Jung elabora una teoria propria a cui dà il nome di “psicologia analitica”. Secondo Jung la mente umana lavora in contemporanea a livello di intenzione cosciente e su base inconscio-istintuale. La psicologia cosciente consiste nell’agire rispetto alla realtà ed è caratterizza da due aspetti della teoria Junghiana: l’atteggiamento e le funzioni.

La distinzione tra atteggiamento introverso e estroverso

Per quanto riguarda l’atteggiamento Jung fa una distinzione tra tipo estroverso e tipo introverso. L’estroverso è l’atteggiamento di chi ha un rapporto spontaneo con l’oggetto e riesce a adeguarsi alle circostanze, accetta i valori dominanti della società, conformandosi senza conflitti. L’introverso è l’atteggiamento di chi conferisce un ruolo preponderante ai fattori soggettivi, svalutando la realtà esteriore. In entrambi i casi l’atteggiamento è sempre bilanciato e compensato da un’attività inconscia di segno contrario.

Jung comunque individua degli esempi di otto tipi dominanti:

  • Tipi giudicanti (o razionali): in questo caso il pensiero può essere introverso (come per esempio il caso del filosofo) oppure pensiero estroverso (come per esempio il caso del giornalista). Il sentimento può essere estroverso (come per esempio il caso del veterinario) oppure il sentimento introverso (come per esempio il caso dell’architetto).
  • Tipi percettivi (o irrazionali): in questo caso la sensazione può essere estroversa (come per esempio il caso dell’investigatore) oppure la sensazione introversa (come per esempio il caso dell’artista). L’intuizione può essere introversa (come per esempio il caso del programmatore) oppure l’intuizione estroverso (come per esempio il caso dell’imprenditore.

I tipi estroversi puri rischiano di venire assorbiti completamente dall’oggetto trascurando le proprie necessità oggettive. Viceversa i tipi introversi puri comprimono nella coscienza il fattore soggettivo rischiando di cadere in una sorta di fanatismo che esclude a priori ogni altra opinione. Quindi un atteggiamento introverso è caratterizzato da una concentrazione dell’interesse nel soggetto: pensare, sentire, agire in relazione a fattori soggettivi. Il riflessivo introverso è una persona dalla grande attività intellettuale che però ha difficoltà a relazionarsi con gli altri.

Secondo Jung chi si orienta nel mondo usando il pensiero tende a stabilire il significato logico di un evento o di una cosa. Chi si fonda sul sentimento giudica il valore positivo o negativo di ciò che si trova dinanzi. Chi si affida alla sensazione percepisce la realtà, prescindendo dal senso e dal valore di questa. Chi ricorre all’intuizione coglie le possibilità latenti di una situazione, senza tenere conto del presente e mirando principalmente agli sviluppi futuri.

Il tipo intellettivo estroverso, cioè quello in cui prevale l’estroversione sull’introversione e il pensiero rispetto al sentimento “tende a fare derivare tutta la sua vita esternamente espressa da conclusioni intellettive orientate costantemente verso il dato oggettivo: verso fatti oggettivi e verso idee generalmente valide…” (Jung 1921). Il tipo affettivo estroverso invece è animato da un sentimento che si orienta verso il dato oggettivo e ciò lo porta spesso a concordare con i valori oggettivi e con i criteri di giudizio tradizionali e generalmente accettati.

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